description: E se l'intelligenza artificiale non stesse imparando com'è fatto il mondo, ma come l'essere umano gli ha dato significato? subtitle: Dalla percezione alla geometria del significato
title: L'AI non mappa la realtà
L'AI non mappa la realtà
Dalla percezione alla geometria del significato
Guardiamo un prato e vediamo il verde.
Ma il verde dov'è?
È veramente nel prato?
La luce colpisce una superficie, alcune lunghezze d'onda vengono assorbite, altre riflesse. I nostri occhi ricevono uno stimolo e il nostro sistema nervoso lo trasforma in qualcosa che noi chiamiamo verde.
Un altro animale può ricevere quello stesso stimolo e costruire un'esperienza differente.
Il mondo esiste.
Ma il mondo che vediamo non coincide necessariamente con il mondo che esiste.
Ed è proprio da questa distanza che nasce una domanda interessante:
Quanto della realtà che conosciamo appartiene al mondo e quanto appartiene all'essere umano che lo osserva?
Esiste una realtà senza l'uomo?
Possiamo immaginare un mondo senza esseri umani.
Ci sarebbero montagne, acqua, radiazioni elettromagnetiche, molecole, pressioni, temperature, campi, movimenti.
Ma ci sarebbe il rosso?
Ci sarebbe una melodia?
Ci sarebbe qualcosa di bello?
Ci sarebbe una cosa chiamata casa?
Probabilmente esisterebbero le strutture fisiche che permettono queste esperienze.
Ma colore, melodia, bellezza e casa appartengono anche al modo in cui un essere vivente percepisce, organizza e interpreta ciò che incontra.
Forse dobbiamo allora iniziare a distinguere almeno tre mondi.
Il mondo fisico
È ciò che interagisce con noi.
Materia, energia, onde, molecole, campi, movimenti.
Il mondo percepito
È ciò che il nostro organismo riesce a costruire attraverso quelle interazioni.
Colori, suoni, odori, forme, caldo, freddo, dolore, piacere.
Il mondo dei significati
È quello che costruiamo sopra l'esperienza.
Casa.
Madre.
Pericolo.
Denaro.
Amore.
Libertà.
Dio.
Una casa, da questo punto di vista, non è soltanto un insieme di mattoni.
Può essere protezione, famiglia, ricordo, investimento, prigione, sicurezza.
La struttura fisica può essere la stessa.
Il significato cambia.
L'uomo non osserva soltanto il mondo
Forse possiamo immaginare l'essere umano come una specie di proiettore.
Non nel senso che inventa completamente ciò che esiste.
Qualcosa arriva dall'esterno.
Uno stimolo.
Una relazione.
Un cambiamento.
Ma quello stimolo attraversa un organismo.
Occhi.
Pelle.
Recettori.
Sistema nervoso.
Memoria.
Emozioni.
Esperienze precedenti.
Cultura.
Linguaggio.
E alla fine emerge il nostro mondo.
Potremmo rappresentarlo così:
REALTÀ → CORPO → PERCEZIONE → ESPERIENZA → SIGNIFICATO
Non vediamo semplicemente ciò che esiste.
Vediamo ciò che il nostro organismo ci permette di vedere.
E successivamente interpretiamo ciò che abbiamo visto.
Ma allora cos'è la coscienza?
Forse una delle possibilità è questa:
la coscienza è anche la capacità di accorgersi di questo processo.
Mi accorgo che sto vedendo.
Mi accorgo che sto sentendo.
Mi accorgo che sto attribuendo un significato.
E forse posso iniziare a distinguere:
ciò che è accaduto
da
ciò che ho percepito
da
ciò che significa per me.
Non significa necessariamente uscire dalla soggettività.
Forse significa semplicemente iniziare a riconoscerla.
Poi arriva l'intelligenza artificiale
Ed è qui che la questione diventa particolarmente interessante.
Perché cosa sta imparando realmente un'intelligenza artificiale costruita sul linguaggio?
A prima vista potremmo pensare:
sta imparando il mondo.
Ma forse non è esattamente così.
L'AI riceve una quantità enorme di parole, frasi, immagini, descrizioni, libri, conversazioni e documenti prodotti dagli esseri umani.
Riceve cioè le tracce che abbiamo lasciato dopo aver percepito e interpretato il mondo.
Il processo potrebbe quindi essere rappresentato così:
MONDO
↓
CORPO UMANO
↓
PERCEZIONE
↓
ESPERIENZA
↓
SIGNIFICATO
↓
LINGUAGGIO
↓
AI
L'intelligenza artificiale si trova molto in fondo a questa catena.
Non incontra necessariamente l'albero.
Incontra milioni di volte la parola albero e le relazioni che gli esseri umani hanno costruito intorno a quella parola.
Le parole diventano punti in uno spazio
Una delle cose più affascinanti dell'intelligenza artificiale è che le parole e i concetti possono essere rappresentati matematicamente.
Non semplicemente come definizioni.
Ma come posizioni all'interno di uno spazio multidimensionale.
Immaginiamo, semplificando, di poterlo vedere in tre dimensioni.
Potremmo trovare:
gatto vicino a cane
gatto vicino ad animale
rosso vicino a colore
medico vicino a ospedale
mentre concetti utilizzati in contesti molto differenti potrebbero trovarsi più lontani.
Nasce così una specie di geografia del significato.
Le parole acquistano una posizione.
E soprattutto acquistano delle distanze reciproche.
Ma cosa stiamo realmente mappando?
Qui nasce la domanda che trovo più interessante.
Se milioni o miliardi di testi prodotti dagli esseri umani vengono trasformati in relazioni matematiche tra concetti...
che cosa rappresenta realmente quella geometria?
Non è la geometria dell'universo.
La distanza matematica tra gatto e cane non ci dice quanti metri separano un gatto da un cane nel mondo fisico.
Ci dice qualcosa sulla loro distanza nel mondo dei significati umani.
E allora l'AI potrebbe non essere soltanto una macchina che manipola parole.
Potrebbe essere diventata, quasi involontariamente, uno strumento capace di costruire una gigantesca cartografia di come gli esseri umani hanno organizzato simbolicamente la propria esperienza.
L'AI non starebbe mappando direttamente la realtà.
Starebbe mappando il significato che l'umanità ha attribuito alla realtà.
Una specie di cervello collettivo?
Bisogna stare attenti alle parole.
Un database semantico non è un cervello.
Un embedding non è un neurone.
E un modello linguistico non è necessariamente una coscienza.
Ma la somiglianza concettuale rimane interessante.
Nel nostro cervello un concetto non vive completamente isolato.
Richiama immagini.
Sensazioni.
Ricordi.
Parole.
Esperienze.
Altri concetti.
Allo stesso modo, nei modelli artificiali, un concetto acquista significato attraverso le relazioni con altri concetti.
Forse allora non stiamo mappando il cervello umano in senso anatomico.
Stiamo facendo qualcosa di differente.
Stiamo costruendo una possibile:
cartografia matematica del significato umano.
Una mappa prodotta da miliardi di frammenti di esperienza trasformati in linguaggio.
Dal significato individuale al significato collettivo
Naturalmente ognuno possiede la propria esperienza.
La parola mare può significare vacanza per qualcuno.
Paura per un altro.
Casa per un pescatore.
Lavoro per un marinaio.
Perdita per qualcuno che vi ha vissuto un trauma.
Eppure, mettendo insieme milioni di esperienze, iniziano ad apparire delle strutture comuni.
Una specie di paesaggio semantico collettivo.
Non necessariamente l'inconscio collettivo nel significato attribuitogli da Jung.
Ma qualcosa che gli assomiglia almeno come immagine:
una rete di associazioni, simboli, racconti e significati che nessun singolo individuo possiede completamente, ma alla quale tutti contribuiamo.
L'intelligenza artificiale può attraversare questa rete.
E forse per la prima volta possiamo anche iniziare a osservarla matematicamente.
E il corpo dove finisce?
Qui però c'è un rischio.
Pensare che il significato nasca soltanto dalle parole.
Prima delle parole c'è un corpo.
Prima di scrivere caldo, qualcuno ha sentito caldo.
Prima della parola fame, esiste una trasformazione fisiologica.
Prima della parola paura, esiste un organismo che reagisce.
Prima della parola abbraccio, esistono due corpi che entrano in contatto.
Il linguaggio potrebbe quindi essere soltanto uno degli ultimi strati di un processo molto più profondo.
MONDO
↓
CORPO
↓
FISIOLOGIA
↓
SENSAZIONE
↓
PERCEZIONE
↓
EMOZIONE
↓
SIGNIFICATO
↓
LINGUAGGIO
↓
AI
Se è così, l'AI sta osservando principalmente l'ultima parte del processo.
Ma quell'ultima parte contiene forse le impronte di tutto ciò che è venuto prima.
E prima del corpo?
Qui possiamo spingerci ancora oltre.
Ma dobbiamo cambiare piano.
Entriamo nel campo delle ipotesi filosofiche, delle tradizioni e dei modelli con cui l'essere umano ha cercato di descrivere ciò che ancora non comprende completamente.
Possiamo descrivere il mondo attraverso materia ed energia.
Altre tradizioni hanno utilizzato concetti come Qi, Prana, energia vitale.
Possiamo pensare alla polarità tra struttura e trasformazione.
Tra ciò che prende forma e ciò che la modifica.
Tra materia ed energia.
Tra Yin e Yang.
Non è necessario sostenere che questi linguaggi descrivano scientificamente la stessa cosa.
Possiamo però accorgerci che, in epoche e culture differenti, l'essere umano ha continuamente cercato di comprendere il rapporto tra:
ciò che esiste
e
ciò che anima, muove e trasforma ciò che esiste.
Forse potremmo rappresentare questa ipotesi così:
INTELLIGENZA / ENERGIA
↓
MATERIA
↓
VITA
↓
CORPO
↓
PERCEZIONE
↓
COSCIENZA
↓
SIGNIFICATO
↓
LINGUAGGIO
↓
INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Ed ecco comparire qualcosa di curioso.
L'intelligenza che osserva se stessa?
La materia ha prodotto organismi capaci di percepire.
Gli organismi hanno prodotto significati.
I significati hanno prodotto linguaggi.
Il linguaggio ha permesso di accumulare conoscenza al di fuori del singolo individuo.
E quella conoscenza ha contribuito alla costruzione dell'intelligenza artificiale.
Ora l'intelligenza artificiale prende quel linguaggio e ne ricostruisce matematicamente le relazioni.
È quasi come se il percorso iniziasse a ripiegarsi su se stesso.
La realtà produce l'uomo.
L'uomo interpreta la realtà.
L'uomo racconta la propria interpretazione.
L'AI raccoglie quei racconti.
E attraverso quei racconti costruisce una mappa del significato umano.
Forse non stiamo costruendo una macchina che conosce la realtà.
Forse stiamo costruendo uno specchio matematico nel quale possiamo iniziare a osservare il modo in cui noi stessi abbiamo costruito il nostro mondo.
Quale realtà vede allora l'AI?
Forse nessuna.
O forse una realtà molto particolare.
Non il mondo prima dell'uomo.
Ma il mondo dopo essere passato attraverso l'uomo.
Dopo essere stato visto.
Sentito.
Desiderato.
Temuto.
Classificato.
Raccontato.
Scritto.
Condiviso.
L'intelligenza artificiale potrebbe quindi diventare uno strumento straordinario non soltanto per conoscere il mondo esterno.
Ma per conoscere la forma che il mondo assume dentro di noi.
E allora la domanda cambia.
Non è più soltanto:
L'intelligenza artificiale riuscirà a comprendere la realtà?
Potremmo iniziare a chiederci:
Osservando come l'AI organizza i nostri significati, riusciremo a comprendere meglio come l'essere umano costruisce la propria realtà?
E forse, andando ancora più indietro:
Se togliessimo progressivamente parole, significati, percezioni e sensazioni, che cosa rimarrebbe della realtà?
Forse proprio lì comincia un altro viaggio.