Educazione alla salute

La salute non è un lusso: un percorso integrato per tutti

@markpostura · 10 min di lettura

La salute non è un lusso: un percorso integrato per tutti

I ritmi che abbiamo perso

La medicina cinese, e in fondo anche la nostra medicina tradizionale, ci insegnano a rispettare i ritmi delle stagioni per restare in salute. Ma i nostri ritmi di vita sono cambiati insieme alla società in cui viviamo.

La società contadina, prima della meccanizzazione, aveva molti svantaggi, ma l'uomo viveva una vita semplice: alimentazione e ritmi erano legati alla natura, si conoscevano le piante, ci si muoveva, e per meditare bastava uscire a fare un pisolino sotto un albero.

Con l'era industriale, l'uomo ha iniziato a seguire il ritmo delle macchine — non sono le macchine ad adattarsi a noi, ma noi a loro. Poi è arrivata l'era del terziario, dell'informazione, dei computer, degli smartphone. E oggi siamo nell'era del tecnofeudalesimo, dove intelligenza artificiale, robotica, nanotecnologie e genetica fanno da padrone.

L'ambiente in cui viviamo e il nostro modo di vivere dipendono dall'economia, da abitudini spesso plasmate da forze più grandi di noi, e da un'educazione che ci forma fin da piccoli.

La salute è per tutti, o solo per chi se la può permettere?

Cibo sano, movimento, luoghi naturali come i boschi che ci portano naturalmente in stati meditativi, la conoscenza delle piante, i trattamenti manuali, i massaggi: sono davvero “cose da ricchi”?

Come può restare in salute chi lavora a turni, ha impegni che gli tolgono tempo, non ha soldi da investire su di sé? La salute non dovrebbe essere di tutti?

La risposta comincia da un primo passo: affidare la responsabilità della propria salute a un professionista — scientifico o del benessere, a prescindere dal sistema di credenze in cui opera — può essere l'inizio di un percorso integrato. Quando la salute è in pericolo, avere qualcuno di cui ti fidi è già un grande aiuto, in base alle risorse che hai a disposizione.

Per questo sarebbe importante che i professionisti smettessero di litigare tra loro e iniziassero a confrontarsi, misurando gli effetti dei trattamenti con numeri concreti — percorsi seguiti, persone soddisfatte — invece di basarsi su tabù e pregiudizi. Si possono integrare più sistemi di credenze senza litigare, adattandoli al tipo di persona che si sta seguendo, collaborando per costruire percorsi accessibili. Non pensando solo all'aspetto economico, ma alla fattibilità e ai risultati: verificando se la persona sta davvero meglio, smettendo di lavorare solo sul sintomo, e affiancando al farmaco anche l'educazione alla salute.

Da tempo si parla di salute non come assenza di malattia, ma come benessere bio-psico-sociale. Per ora resta spesso solo un parolone. Con un percorso integrato, invece, vogliamo offrire delle linee guida concrete per trasformarlo in realtà.

I tre passi del percorso

1. Conoscere il proprio corpo

Il primo passo è capire come funziona il proprio corpo: quali sono i sistemi fisiologici, quali sono in difficoltà, come riattivarli. Da qui nasce il percorso di educazione alla salute, che parte dalle migliori metodiche posturali di PosturaCorretta.

Un sistema che aiuta a prendere coscienza del proprio corpo e della propria struttura attraverso semplici esercizi: 5 minuti al giorno e un'ora a settimana di lezione. Accessibile a tutti, è nato per formare insegnanti che diffondano il più possibile le basi della salute — basi che dovrebbero essere insegnate a scuola.

2. Lavorare sul proprio stile di vita

Il secondo passo è lavorare sul nostro stile di vita e sulla nostra formazione, iniziando a considerarci non macchine o intelligenze artificiali, ma esseri umani. Il nostro corpo è come un giardino: con Il Giardino del Corpo si scopre che, come esseri umani, nasciamo per fare esperienza — siamo un piccolo mondo dentro un mondo più grande, in relazione con gli altri.

Ogni persona ha attitudini, doni, talenti che può scoprire esplorando sfere che di solito nella vita non abbiamo occasione di indagare. Per questo serve guardare oltre la siepe, giocare con attività che ci fanno conoscere parti di noi altrimenti sconosciute. Altrimenti la vita passa, e ci troviamo alla fine senza aver visto quali sono davvero le possibilità dell'essere umano — solo perché tutti hanno sempre fatto così.

La musica, l'arte, i desideri, i sogni, il corpo, i lavori manuali, la lettura, la natura, la storia, l'economia, le tradizioni: rischiano di scomparire, cancellate da una società che ci vuole sempre più omologati.

3. Ripensare il lavoro, con Rails4Business

Il terzo passo riguarda il lavoro, con Rails4Business: iniziare a vedere che il lavoro non è solo un job, ma anche un work.

Job viene dal “giogo del bue”: il lavoro come peso, come obbligo a cui ci si sottopone per necessità. Work è invece il lavoro come gestione, come atto in cui la persona mette intenzione, cura, capacità di organizzare — non subito, ma condotto.

Ma job e work sono solo due strumenti concettuali per leggere il lavoro. Quello che davvero manca, spesso, sono le risorse: tempo, soldi, energia, attenzione, relazioni, conoscenze. È a partire da queste risorse — capire quali abbiamo e quali ci servono — che ha senso iniziare a usare strumenti come RAILS, una doppia moneta che permetta di riattivare gli scambi e l'economia locale, per ricostruire i nostri paesi e le nostre piccole attività.

La visione

Questa è la visione che voglio portare avanti: un percorso che non riguarda solo MarkPostura, ma che vorrei arrivasse a tutti i professionisti della salute e del benessere, ai professionisti digitali, e alle persone che ancora oggi, con un lavoro manuale, preservano tradizioni e territorio.

Per smettere di fare la guerra tra poveri, e iniziare a riscoprire non un mondo nuovo, ma quello che abbiamo già sotto gli occhi ogni giorno — e che abbiamo semplicemente dimenticato di guardare.

I quattro ingressi