Capitolo del corso

Trovare il giusto punto di vista

La postura come punto di partenza per costruire un Percorso Integrato.

Poco tempo fa ho affrontato una tiroidite acuta. Racconto questa esperienza non per suggerire una cura, ma perché rappresenta bene il passaggio che vorrei proporre con PosturaCorretta: da una medicina che rischia di chiudersi sulla risposta più immediata a un percorso nel quale persone e professionisti provano a fare un passo in più, senza rinunciare alla medicina quando serve.

Nel mio caso questo è stato possibile perché non partivo da zero. Sono un fisioterapista laureato e negli anni ho studiato fisioterapia, osteopatia, biomeccanica comportamentale, Corpo e Coscienza e altri approcci alla salute. Avevo un bagaglio di conoscenze, tecniche ed esperienze che mi permetteva di riconoscere alcuni segnali e, soprattutto, di confrontarmi con professionisti diversi senza pensare di dover fare tutto da solo.

Quando il corpo ha iniziato a chiedermi di fermarmi

Ho iniziato ad accorgermi che qualcosa non andava durante i trattamenti. Dopo circa mezz’ora avvertivo una sensazione di compressione, quasi di soffocamento, che saliva verso la gola e mi irritava fortemente.

È un punto delicato, che nella formazione in fisioterapia viene affrontato poco. Quando lavori a contatto con le persone non usi soltanto muscoli e articolazioni: entrano in gioco attenzione, sensibilità, fatica e relazione. Georges Courchinoux, fondatore di Corpo e Coscienza, avrebbe probabilmente proposto una propria interpretazione di quella sensazione. In quel momento, però, non avevo ancora gli elementi per comprenderla.

Nella settimana seguente sono comparsi febbre e sudorazioni notturne. Di giorno sembrava tornare tutto normale, ma durante un sentiero di montagna che solitamente percorrevo in un’ora ho impiegato quasi tre ore. Ogni dieci minuti di salita il cuore iniziava a battere all’impazzata; dovevo fermarmi, respirare e aspettare che i battiti diminuissero.

Mi sono rivolto al medico di base. Le analisi mostravano valori tiroidei e infiammatori molto elevati e ho ricevuto una richiesta urgente per una visita endocrinologica. Nell’attesa, l’antinfiammatorio attenuava i dolori. La prima visita endocrinologica privata disponibile, però, era dopo due settimane.

Un medico che ha guardato oltre il sintomo

Nel frattempo ho ripreso a curare l’alimentazione, che avevo trascurato a causa dei continui spostamenti, e le attività di recupero. Ho ripensato anche agli approcci incontrati nel mio percorso: alcuni pienamente riconosciuti dalla medicina convenzionale, altri studiati da professionisti ma accolti con maggiore diffidenza o collocati in paradigmi differenti.

Mi è venuto in mente di ricontattare un medico con competenze in fitoterapia europea, del quale avevo frequentato un corso dedicato alla medicina dei semplici. “Semplici” non significa medicina facile: è il nome tradizionalmente usato per le piante officinali.

Durante il colloquio non ha osservato soltanto la tiroide. Ha considerato il funzionamento complessivo dei sistemi e mi ha ricordato alcuni fattori studiati durante il corso: iperattività e sovraccarico, pensieri e attività lavorative, perdite personali, mancanza di recupero e caldo eccessivo. Erano tutti elementi che riconoscevo nel periodo precedente alla malattia.

Mi consigliò alcuni preparati fitoterapici e soprattutto un periodo di riposo in montagna, in un luogo fresco. Mi parlò anche del percorso Kneipp e di Bad Wörishofen, la città tedesca legata alla sua origine.

Ho seguito le sue indicazioni, ho ripreso gli esercizi posturali e ho ricostruito il mio percorso personale integrando alimentazione, ascolto, recupero, movimento, metodiche posturali, piante officinali e una revisione concreta dello stile di vita. Per ragioni pratiche ho scelto le Dolomiti bellunesi, nella zona delle Miniere di Valle Imperina, iniziando con una settimana.

La parte determinante, per me, non è stata trovare un rimedio da aggiungere agli altri. È stato concedermi il tempo di fermarmi e cercare di comprendere che cosa il corpo stesse segnalando. Le piante senza riposo, così come gli esercizi senza un cambiamento dello stile di vita, non avrebbero rappresentato davvero un percorso integrato.

Due medici, due modi di guardare lo stesso problema

Prima di partire sono riuscito a sostenere la visita prenotata con l’endocrinologo. Mi confermò la tiroidite, indicò una causa virale e propose tre mesi di cortisone.

Non avevo davanti un medico e un’alternativa improvvisata. Avevo davanti due medici e due letture differenti. Il medico con competenze in fitoterapia europea aveva preso in considerazione più sistemi, la mia storia recente e il mio stile di vita. L’endocrinologo aveva scelto la strada convenzionale, probabilmente la più rapida e prevedibile per controllare l’infiammazione, ma nel confronto con me si era concentrato sul processo patologico e sul sintomo senza approfondire il terreno fisiologico nel quale erano comparsi.

Il virus poteva spiegare il meccanismo che aveva infiammato la tiroide e liberato gli ormoni nel sangue. Ma rimanevano altre domande: perché proprio in quel momento? Quale ruolo avevano avuto il sovraccarico, la mancanza di recupero e il mio stato generale? Che cosa avrebbe significato aggiungere tre mesi di cortisone a un sistema ormonale che sentivo già profondamente provato?

La terapia cortisonica avrebbe potuto essere necessaria e non aveva senso escluderla per principio. Allo stesso modo, non aveva senso chiudere la porta a un percorso più articolato soltanto perché richiedeva tempo, impegno e l’apertura a conoscenze diverse.

Lo stesso medico mi aveva insegnato che non bisogna contrapporre automaticamente piante e farmaci: può essere poco sensato usare grandi quantità di una pianta quando un principio chimico è più efficace, controllabile e meno costoso. Ma esistono situazioni nelle quali il farmaco, da solo, non esaurisce ciò di cui la persona ha bisogno.

La medicina quando serve, un percorso quando è possibile

Quando la salute è in pericolo bisogna rivolgersi al medico. Il punto non è sostituire la medicina o rifiutare il farmaco. Il punto è evitare che l’unica possibilità concessa alla persona sia spegnere il sintomo senza poter comprendere e affrontare ciò che lo accompagna.

Quando esistono più possibilità, la scelta non dovrebbe ricadere su una persona lasciata sola. Servono i professionisti giusti: preparati nel proprio ambito, capaci di dialogare e disponibili a considerare sia le evidenze sia la storia, le possibilità e la volontà della persona. Alcune strade sono più tortuose e richiedono maggiore partecipazione, ma possono diventare praticabili se vengono costruite e seguite con responsabilità.

Nel mio caso, dopo due settimane — una di riposo completo e una di attività leggera — i controlli mostravano che la situazione tiroidea era già fortemente migliorata. Ho vissuto questo recupero in una frazione del tempo inizialmente prospettato. Non considero il risultato il merito di una singola pianta o tecnica: per come l’ho vissuto, è nato dall’integrazione tra alimentazione, recupero, ascolto, movimento, metodiche posturali, piante officinali, cambiamento dello stile di vita e confronto con i professionisti.

Non posso sapere con certezza quanto tempo avrei impiegato seguendo una strada diversa. So però che la postura ha fatto la sua parte nel mio percorso. Le conoscenze e le pratiche acquisite negli anni mi hanno permesso di ascoltare i segnali del corpo, adattare il movimento, applicare principi di respirazione e recupero e osservare la malattia da un punto di vista più ampio.

La postura non è stata la cura isolata della tiroidite. È stata uno dei tasselli che hanno collegato alimentazione, riposo, movimento, piante officinali, stile di vita e confronto con i medici. Senza gli esercizi e i principi che avevo imparato avrei avuto meno strumenti per comprendere ciò che stava accadendo e partecipare alle decisioni sul mio percorso.

Questa esperienza mi ha confermato che un Percorso Integrato non consiste nell’accumulare trattamenti. Significa leggere insieme il problema, la fisiologia e la persona; scegliere priorità e responsabilità; verificare ciò che accade; mantenere aperte le possibilità, compresa quella farmacologica quando diventa necessaria.

Il giusto punto di vista non è sempre lo stesso. Dipende dal problema, dall’urgenza, dalle condizioni della persona e dalle sue possibilità concrete. In un’altra situazione il cortisone avrebbe potuto essere la scelta migliore o diventare necessario. Se non avessi potuto fermarmi e dedicare tempo a un percorso più impegnativo, la soluzione convenzionale avrebbe potuto offrirmi una risposta più rapida e praticabile.

Perché nasce PosturaCorretta

Durante la terza settimana, anche grazie a una persona speciale, ho deciso di ripartire con PosturaCorretta.

Ho iniziato raccontando una delle mie ultime sconfitte perché, per me, il successo non è altro che trovare la forza di rialzarsi ogni volta che la vita presenta una prova.

Per chi non mi conosce, mi chiamo Marco. Già all’università, prima di laurearmi, sognavo un percorso per la salute nel quale movimento e massaggio fossero parte integrante di un percorso terapeutico e di cura della salute.

Oggi PosturaCorretta prova a dare una forma concreta a quell’idea. Non propone alle persone di arrangiarsi: mette a disposizione dei professionisti un modello e delle linee guida per costruire Percorsi Integrati, nei quali ciascuno conserva competenze, confini e responsabilità ma può collaborare con gli altri attorno alla persona.

Le conoscenze e le pratiche acquisite in questi anni non mi hanno consegnato una cura pronta. Mi hanno permesso di osservare ciò che stava accadendo da più punti di vista, comprendere meglio le proposte ricevute e collegare fisiologia, alimentazione, recupero, movimento e stile di vita.

Un Percorso Integrato, però, non può esistere senza la collaborazione di entrambe le parti. Servono professionisti disponibili a comunicare, spiegare le proprie scelte e coordinare competenze differenti. Serve anche una persona disposta a partecipare: osservare ciò che accade, condividere informazioni e risultati, assumersi gli impegni concordati e contribuire alle decisioni che riguardano la propria salute.

Senza educazione, professionisti e persone rischiano di parlare linguaggi diversi. Le indicazioni possono essere fraintese, le attività vengono abbandonate e ogni intervento rimane isolato dagli altri. La collaborazione non consiste quindi soltanto nel mettere più professionisti attorno alla stessa persona: richiede un linguaggio comune e una persona preparata a diventare parte attiva del percorso.

Per questo PosturaCorretta parte dall’educazione al corpo e alla salute. Conoscere meglio la fisiologia, imparare ad ascoltarsi e comprendere le differenze tra professioni e metodiche non significa curarsi da soli. Significa facilitare il lavoro dei professionisti, comunicare meglio ciò che si osserva, partecipare con maggiore consapevolezza alle decisioni e poter costruire insieme un percorso integrato quando il solo farmaco o il singolo intervento non sono sufficienti.

Vorrei che questa educazione, partendo dal corpo e dalle metodiche posturali, fosse utile sia alle persone sia ai professionisti. Alle persone, per diventare pazienti più consapevoli e collaborare meglio con chi le segue. Ai professionisti, per ampliare lo sguardo, dialogare con competenze differenti e valutare anche strade più articolate.

Una strada più complessa non è per questo meno scientifica. Può richiedere più osservazione, misurazione, confronto e verifica dei risultati. Il rischio esiste in entrambe le direzioni: escludere ciò che è complesso perché non entra facilmente in un protocollo oppure accettarlo senza verificarlo. PosturaCorretta vuole lavorare proprio in questo spazio, mantenendo il rigore senza chiudere le possibilità.

Il primo passo: PosturaCorretta in un mese

PosturaCorretta in un mese nasce come porta d’ingresso a questa parte educativa. Propone pochi minuti di pratica al giorno e le prime conoscenze necessarie per osservare il corpo, comprendere alcuni principi delle metodiche posturali e imparare a riconoscere quando procedere in autonomia e quando coinvolgere un professionista.

Il programma non sostituisce il Percorso Integrato: lo prepara e può accompagnarlo. Aiuta la persona a diventare più consapevole e collaborativa; offre ai professionisti una base educativa condivisa sulla quale spiegare obiettivi, indicazioni e risultati. È il primo passo per rendere possibile quella collaborazione che, senza conoscenza e partecipazione, resterebbe soltanto una buona intenzione.

La medicina resta uno strumento fondamentale. PosturaCorretta vuole tenere aperta la porta a quel passo in più che diventa possibile quando una persona è disposta a impegnarsi per la propria salute e trova professionisti preparati, curiosi e capaci di lavorare insieme.

Da qui iniziano i tre errori più comuni che possono ostacolare un percorso posturale e di salute.

Continua con i 3 errori →

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